06/08/2025

Scusi, dov'è la critica fumettistica?

Uno spettro si aggira per l'Italia: lo spettro della defunta critica fumettistica. Mi riferisco a quella critica che (innanzitutto) legge e (poi) analizza, confronta, se è il caso contesta. Quella che ha il coraggio di dire che no, quest’opera forse non è poi così riuscita. E che argomenta le proprie motivazioni. 

C'est Paradossal! diceva Abatantuono nel suo personalissimo francese in Marrakech Express: mai come oggi il fumetto – a dispetto della crisi del settore di cui ho ampiamente scritto in altre occasioni – ha le potenzialità per essere davvero visibile, realmente vicino al lettore o potenziale tale. In un modo che in era pre-social network era impensabile. Oggi, grazie a Internet, la distanza tra autori, editori e lettori si è notevolmente accorciata. Una visibilità che ieri era relegata a pubblicazioni di settore, a qualche rubrica in radio o in TV - ogni tanto e solo in occasione di eventi speciali (o grazie a costosissime marchette pagate dagli editori). 

Ma, parallelamente, l'aspetto della critica resta sempre più sbiadito. Chiunque bazzichi il mondo del fumetto su YouTube e, in generale, sui social, non può non percepire quella strana aura di rispetto reverenziale che spesso pervade le recensioni di fumetti. Come se esprimere un giudizio fosse un atto sgradito, quasi pericoloso. E non mi riferisco alle opinioni estremamente polarizzate (in un senso e anche nell’altro) che certi influencer promuovono per raggranellare visual e like. E neanche al timore di essere investiti dalla nube tossica dei fanboy più sfegatati, no. 

Lo sappiamo: le riviste specializzate - o, spesso, anche le semplici fanzine di appassionati - che un tempo avevano l’ambizione di contribuire a costruire un vero e proprio linguaggio critico del fumetto, oggi sono praticamente scomparse (menzione speciale Fumetto di ANAFI e a Fumo di China). Blog e forum, che hanno animato il web nei primi anni duemila, tranne rare eccezioni si sono inariditi o trasformati in ambienti in un certo qual senso esclusivi e, a tratti, anche vagamente snob. I gruppi Facebook, ahimè, sono spesso gabbie di leoni da tastiera, pronti a sputare sentenze e a non ammettere alcun parere non allineato al proprio. Resistono ottimi siti di settore, che vanno avanti grazie alla pubblicità e alla forza d'animo degli appassionati autori che li gestiscono, ma la cui sopravivenza non è garantita.
 
Il tutto a favore di canali YouTube, Twitch e podcast vari che oggi hanno grande successo – chi più, chi meno. Ma dove un po’ troppo spesso (spesso, non sempre, grazie al cielo) prevale un approccio superficiale, emozionale. il fumetto viene trattato come oggetto da collezione, il contenuto diventa quasi un optional. Va bene amare le copertine sberluccicose, ma se la recensione si ferma lì, allora si sta facendo qualcosa di molto diverso dalla critica! 

Poi c’è la questione dell’indipendenza, che resta il problema centrale. Perché (buona?) parte di chi parla di fumetti e ha molto seguito, nel bene e nel male gira attorno al mondo editoriale: riceve copie omaggio, partecipa a eventi, talvolta collabora attivamente con gli editori, conosce gli autori. E può anche capitare che chi non ha i numeri ma vorrebbe farli, cerca di non indispettirli troppo, gli editori, in quanto potenziali dispensatori di omaggi e inviti e chissà cos'altro. E così, in un contesto tanto piccolo e interconnesso (e anche un po' provinciale?), dove il conflitto d'interesse sembra dominare, una critica vera, anche se ben costruita, rischia di portare a una sorta di isolamento

Dire che un fumetto (un manga, un comic...non importa l'origine geografica) non è (l'ennesimo) capolavoro può voler significare chiudersi delle porte. E allora si procede con cautela, si mantengono toni concilianti, si edulcora, ci si autocensura. Il risultato è un ambiente in cui la critica seria o manca o fatica a emergere. E questa latitanza danneggia tutti: gli autori, che non hanno più strumenti per migliorarsi e confrontarsi davvero con i propri limiti; i lettori, che non trovano più voci affidabili e autorevoli, capaci di guidarli tra le varie pubblicazioni e di stimolare riflessioni. 

Parafrasando Fabrizio Caramagna, oggi le recensioni ascoltano solo l’avvocato difensore del fumetto, ignorano l’accusa e lasciano da parte la giuria dei lettori. Dunque, finché non si tornerà a rivendicare spazi dove davvero si possa parlare con onestà intellettuale, rigore e libertà di questo o quel fumetto, continueremo a farci distrarre dal rumore di fondo e dai colori ultravivaci (cit.), perdendoci in un piattume acritico che inaridisce e svuota il dibattito

Se volte approfondire, vi propongo un vecchio ma sempre attuale contributo alla conversazione di Daniele Barbieri, pubblicato sul Blog ormai chiuso che ha dato poi vita a Fumettologica. 

2 commenti:

  1. Quello che mi da molto fastidio è trovare video, o articoli sui blog, che nel titolo hanno la parola "recensione" e poi sono semplici commenti "mi piace / non mi piace" (per non dire di peggio).

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    1. Quando non sono commenti sull'edizione, la variant, la (presunta) rarità e cose così...

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