Si tratta di un fenomeno secondo me (e non solo secondo me) molto preoccupante, sicuramente attuale e di rilevanza tale che, da più di un decennio, è divenuto oggetto di studio e di ricerca scientifica nelle scienze sociali e cognitive.
La FOMO è scientificamente definita come «una sensazione di ansia legata alla percezione che altri stiano vivendo esperienze gratificanti da cui si è esclusi, con il conseguente desiderio ossessivo di voler restare sempre aggiornati e connessi a ciò che gli altri stanno facendo (e, nel caso dei fumetti, acquistando)».
Questa dinamica è stata descritta per la prima volta da uno studio realizzato da Andrew Przybylski dell’Università di Oxford e pubblicato nel 2013, in cui si affronta la FOMO quale «fenomeno motivazionale ed emotivo associato a comportamenti sociali e tecnologici».
Secondo questo studio e quelli che ne sono seguiti, la FOMO nasce da bisogni psicologici fondamentali - autonomia, competenza e relazione - che, quando non soddisfatti, possono spingere gli individui a controllare continuamente ciò che gli altri fanno per non sentirsi esclusi.
Evidenze scientifiche hanno confermato che la FOMO è un fenomeno universale, nel senso che non è limitato a determinati Paesi, gruppi demografici, status sociale, cultura o età. Ed è decisamente catalizzata, potenziata, dall’uso dei social network (che, anzi, ne sono la causa scatenante), con sintomi quali ansia, stress e sindromi ossessive compulsive.
La dinamica psicologica della FOMO si applica perfettamente anche al collezionismo e, dunque, anche a quello di fumetti. Quando vediamo qualcuno (un video su Youtube, un post su Instagram) mostrare una Limited Editon, una Variant, si attivano gli stessi meccanismi di confronto sociale, desiderio di appartenenza e paura di esclusione che la letteratura scientifica associa, appunto, alla FOMO. Questa paura può spingere a comportamenti impulsivi, che portano a comprare senza riflettere, per inseguire il trend o l’influencer del momento. Con conseguenze personali e familiari in alcuni casi drammatiche.
Questo intreccio tossico è una delle ragioni per cui il mercato dei fumetti non è guidato solo da fattori oggettivi, tra i quali dovrebbe dominare l’effettiva rarità, ma da emozioni, percezioni sociali e dinamiche interne alle community di appassionati - che spesso somigliano spaventosamente a vere e proprie sette.
Ho già trattato in parte l’argomento qui nel mio Blog e anche in alcuni video di cui vi lascio più avanti i link, ma credo che l’argomento meriti un più deciso approfondimento. Dunque, ciò che avete appena letto è solo un assaggio di un video specifico sui cui sto lavorando da un po’ e che ho intenzione di pubblicare, nel 2026, sul mio canale Youtube Old Fart Nerd.
Un video dove proverò a trattare:
- Di come la FOMO si manifesta specificamente nel collezionismo di fumetti;
- Del perché certi albi, o volumi, diventano ambiti e desiderati ben oltre il loro valore reale;
- Del ruolo dell’interazione tra nostalgia, status, community e mercato;
- Del modo in cui le case editrici si insinuano nel fenomeno (che conoscono molto bene) e lo cavalcano a proprio vantaggio.
Video da recuperare:

E' il motivo per cui nel 2021 ho chiuso il mio blog (che era parecchio seguito): FOMO. Ti scriverò in privato. A presto! (Orlando)
RispondiEliminaOK Orlando, aspetto tua email. Grazie.
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